Leggi l'intervista al nostro CEO Domenico Pedicini
L’Intelligenza Artificiale sta aprendo una nuova fase nella trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione. Non più solo servizi online e processi digitalizzati, ma strumenti capaci di supportare gli Enti nella gestione della conoscenza, nell’interpretazione dei dati e nella qualità delle decisioni.
Ne abbiamo parlato con Domenico Pedicini, CEO di A Software Factory, per approfondire il ruolo dell’AI nella PA, il valore dei modelli specializzati e l’approccio della Cognitive Line di smartPA: un ecosistema pensato per coniugare innovazione, affidabilità, trasparenza e responsabilità amministrativa.
Qual è il vero cambiamento che sta vivendo oggi la Pubblica Amministrazione?
Negli ultimi anni la trasformazione digitale della PA si è concentrata soprattutto sulla digitalizzazione dei processi: documenti elettronici, servizi online, interoperabilità e automazione delle procedure. Oggi l'Intelligenza Artificiale apre una fase completamente nuova. Non si tratta più soltanto di rendere digitali le attività amministrative, ma di fornire agli Enti strumenti capaci di comprendere, interpretare e valorizzare il patrimonio informativo pubblico. La vera sfida non è adottare l'AI, ma farlo in modo affidabile, trasparente e conforme alle regole che governano l'azione amministrativa.
Molti pensano che un unico assistente AI possa rispondere a qualsiasi esigenza. È davvero così?
È una visione molto diffusa, ma rischia di essere fuorviante nel contesto della Pubblica Amministrazione. I grandi modelli linguistici generalisti sono estremamente efficaci nel generare contenuti e conversare in linguaggio naturale, ma non sono stati progettati per garantire la validità amministrativa delle informazioni che producono. Un Ente Locale opera quotidianamente su norme, regolamenti, atti, procedure e dati certificati. In questo contesto non basta una risposta plausibile: serve una risposta verificabile, tracciabile e collegata alle fonti ufficiali.
Quali rischi comporta l'utilizzo di modelli generalisti nella PA?
I rischi principali sono legati alle cosiddette allucinazioni, cioè informazioni apparentemente corrette ma prive di fondamento, e alla difficoltà di ricostruire con precisione le fonti utilizzate per generare una risposta. Per un'amministrazione pubblica non si tratta soltanto di un limite tecnologico. Diventa un tema di responsabilità amministrativa, trasparenza e conformità normativa. Anche l'AI Act europeo e il Piano Triennale per l'Informatica nella PA indicano chiaramente che la fiducia nell'Intelligenza Artificiale deve basarsi su governance, supervisione e qualità dei dati.
Qual è quindi l'approccio più adatto agli Enti Locali?
Noi crediamo in un modello di intelligenza distribuita. Così come in un Comune esistono uffici specializzati che presidiano competenze diverse, anche i sistemi di AI devono essere organizzati in domini specialistici. Bilancio, tributi, contratti, lavori pubblici, servizi demografici, gestione documentale: ogni ambito ha regole, linguaggi e processi propri. Pensare che un unico modello possa gestire tutto con lo stesso livello di affidabilità è poco realistico.
È questo il principio alla base della Cognitive Line di smartPA?
Esattamente. All'interno della Cognitive Line di smartPA abbiamo adottato un'architettura basata su un livello di orchestrazione conversazionale garantito da Claud.IA, e su una rete di Centri di Competenza Intelligenti dedicati alle diverse aree amministrative. L'obiettivo è semplice: la competenza non deve risiedere nel modello linguistico, ma nella combinazione tra conoscenza certificata, regole di dominio e capacità di recuperare le informazioni corrette nel momento opportuno.
Dal punto di vista tecnologico, come si traduce questo approccio?
Attraverso architetture Retrieval-Augmented Generation, o RAG. In pratica, prima di generare una risposta, il sistema consulta basi documentali certificate, recupera le informazioni pertinenti e costruisce la risposta partendo da contenuti verificabili. Questo consente di superare il modello puramente statistico tipico degli LLM e di ancorare ogni risposta a fonti ufficiali e tracciabili.
C'è chi teme che l'AI possa sostituire il lavoro dei dipendenti pubblici. È una preoccupazione fondata?
No. L'Intelligenza Artificiale non sostituisce il decisore pubblico. Può accelerare la ricerca delle informazioni, supportare l'istruttoria, individuare correlazioni tra dati e predisporre bozze operative, ma la decisione finale rimane sempre in capo all'operatore. Non è soltanto una scelta organizzativa: è un requisito previsto dall'AI Act europeo attraverso il principio dello Human-in-the-Loop.
Cosa significa concretamente Human-in-the-Loop?
Significa che l'operatore deve mantenere il pieno controllo del processo. Deve poter verificare le fonti utilizzate, comprendere il ragionamento seguito dal sistema, contestarne le conclusioni e intervenire in qualsiasi momento. In smartPA ogni suggerimento è accompagnato da evidenze, riferimenti normativi e indicatori di affidabilità. È sempre l’operatore a valutare le informazioni e assumere la decisione finale.
Quanto è importante la tracciabilità in questo processo?
È fondamentale. Per garantire trasparenza e accountability ogni interazione deve poter essere ricostruita: chi ha effettuato la richiesta, quali fonti sono state consultate, quali informazioni sono state restituite e quali decisioni sono state adottate. Questo permette di coniugare innovazione tecnologica e responsabilità amministrativa.
Guardando al futuro, come immagina la PA dei prossimi anni?
Credo che la vera evoluzione sarà la costruzione di una PA cognitiva. Un'amministrazione capace non solo di conservare dati e documenti, ma di trasformarli in conoscenza operativa, individuare relazioni tra procedimenti e supportare gli operatori nell'interpretazione del contesto amministrativo. L'Intelligenza Artificiale non deve sostituire gli applicativi esistenti, ma valorizzarli, rendendoli più intelligenti e maggiormente interoperabili.
In conclusione, qual è la vera sfida dell'AI nella Pubblica Amministrazione?
La sfida non è costruire sistemi che producano risposte. È costruire sistemi che producano fiducia. Il futuro non appartiene all'intelligenza artificiale che sostituisce l'amministrazione, ma a quella che ne amplifica l'intelligenza istituzionale, preservando legalità, trasparenza e responsabilità.







